ANDATI SALDATI

1 - Perché :

Quando si torna da un viaggio, non importa quanto lungo e quanto esotico, e si prende la via di casa, si rivedono le facce conosciute e si assapora l'aria entrando dalla porta.

Vi è capitato ancora, vero?

Bene, siete a buon punto.

Quando si è da qualche parte, non importa dove, non importa con chi, ma si ha voglia di prendere la chitarra e cominciare a cantare. Non è neppure importante la canzone, non è fondamentale ricordarsi tutte le parole, non serve essere tutti intonati e all'unisono, anzi, meglio se ciascuno segue solo se stesso, ma allo stesso tempo si va tutti insieme, come portati dalla stessa corrente.

Vi è capitato ancora, vero?

Bene, allora avete capito.

Avete capito il senso degli "Andati saldati". Perché infatti riproporre Battisti, il più inflazionato, il più abusato? Perché ancora Battisti? Perché suonare Battisti così come facciamo noi, senza un piano prestabilito, senza scaletta, senza prove, lasciando solo che il primo lanci l'attacco e gli altri lo seguano, è soddisfare un bisogno interiore, personale, soggettivo , ma condiviso e in fondo comunemente diffuso, lo stesso che ci fa prendere la chitarra in qualsiasi posto siamo, lo stesso che ci fa unire la voce al coro dei folli, lo stesso che ci fa assaporare l'aria di casa. Perché suonare Battisti è come tornare a casa.


2 - CHI .... COSA :

"Uno andò saldato, uno vive all'estro, uno s'è spaesato, uno ha messo plancia e fa il trans-aitante,
uno fa le more, uno sta invecchiando perché è un nobile scotch."

(Panella-Battisti , Equivoci Amici , DON GIOVANNI - Numero Uno 1986)

E' il Battisti meno conosciuto quello che più ci attrae. La sfida ? Accanto alle canzoni più famose proporre pezzi meno celebri, ma certamente non meno validi, anzi, come succede spesso, veri e propri capolavori pressoché ignorati dal grande pubblico.

Si cerca di coinvolgere i presenti, accattivandoseli un po' maliziosamente con i brani da cantare insieme, per poi sorprenderli e attirarli nell'ascolto di quelli meno noti.

Senza intenti di snobbismo, di sperimentazione, o di didattica, e chi ha assistito a qualche nostro concerto lo sa bene. Perché il tutto procede naturalmente, senza scaletta, senza ruoli fissi:
così capita che Carlo si trovi alla tastiera-fisarmonica per una versione alla Casadei de "Il leone e la gallina", costringendo Cino a trattenere (neanche troppo) le risate, o che Andrea Poddighe prorompa in un remake alla Pappalardo de "Il tempo di morire", mentre Andrea Amati riporta la poesia con la sua interpretazione de "La luce dell'Est".

Tutto procede all'insegna della spontaneità, che non vuol dire pressapochismo, e alla fine l'esito è piacevole, perché tutt'altro che costruito.

Insomma, nel tempo dell'artificiosità, dei gruppi con molto look e pochi accordi nelle dita, delle basi con il Liga e la finta sudamericana, noi siamo un po' ANDATI, pazzi, partiti sempre per altri posti, e un po' SALDATI, fusi, cuciti insieme, come le cose di una volta che non si buttano, ma senz'altro semplici e sinceri, come il sorriso di Lucio.

VIDEO da YouTube

LA_CANZONE_DEL_SOLE
CARUSO
E_PENSO_A_TE
CON_IL_NASTRO_ROSA
QUESTIONE_DI_CELLULE
INSIEME_A_TE_STO_BENE
CONFUSIONE
LA_COLLINA_DEI_CILIEGI
IO_TI_VENDERE
LA LUCE DELL'EST

FORMAZIONE

ANDREA CINELLI - voce, chitarra, tastiere ...
CARLO PODDIGHE - chitarra, voce, tastiere ...
ANDREA AMATI - basso, voce ...
ANDREA PODDIGHE - batteria, voce ...
 

ULTIMI BRANI PROPOSTI DAL VIVO:

Amarsi un po', Anna,
La collina dei ciliegi,
La canzone del sole,
Neanche un minuto di non amore,
Perché no,
Il leone e la gallina,
Ancora tu,
La luce dell'est,
Il tempo di morire,
Questione di cellule,
Nessun dolore,
Aver paura d'innamorarsi troppo,
Caruso (tributo ai Luci) (L. Dalla).